Disco

...Nel 1975 il mondo della musica leggera nera fu sovvertito dall'esplosione della disco music, che nel giro di pochi anni mutò radicalmente lo standard espressivo dei gruppi di colore, alleggerendo la tradizione vocale a favore di performance piu' strumentali, assecondando il principio di musica non piu' da ascoltare ma da ballare. A Manhattan si diffusero i disco-mix, singoli estesi nel formato long playng, che contenevano brani più lunghi dei soliti tre minuti.

Fu il funky ad aprire le porte alla sottocultura disco.

La9ascoltando dischi, prende origine dai "dance party" delle comunità nere. Per i bianchi, invece, le discoteche erano sempre stati i locali in cui andavano ad ascoltare musica coloro che erano troppo poveri per poterla ascoltare dal vivo. Poi pian piano la discoteca diventa un fenoneno chic.

Per seguire la moda, i club privati si trasformarono in discoteche. A Manhattan si cominciò così ad associare alla discoteca, il mondo dei giovani bene e dei giovani omosessuali.

BIG BANG

29 giugno 1975, appare una nuova forma di vita: la discoteca. Il luogo dell’ apparizione fu individuato sulle colline di Gabicce, una località ai confini tra Romagna e Marche. Qui, il club Sporting, una ex-palestra affacciata sul mare,  riapre sotto il nome di “Baia degli angeli”, e da il via ad un fenomeno irripetibile.  L'idea di creare il culto della discoteca venne a Giancarlo Tirotti (nato nel 1947), che già nei primi anni 70 viaggiava molto tra sud america e new york. Nei suoi viaggi inizio' ad osservare, costruendo un idea ben precisa: tornare a gabicce, rilevare uno sporting area situato sui colli e trasformarlo in un luogo che sintetizzasse il meglio di quanto osservato in giro per il mondo.

Diceva Tirotti: volevo aprire un locale aperto al mondo, frequentato sia da
giovani ragazzi, sia da uomini e donne provenienti dai piu' diversi ceti sociali: un luogo d'incontro dove i miei amici e i miei ospiti si trovassero a loro agio, indipendentemente dall'eta', dalla cultura e  disponibilita' economica. L'idea che mi ha guidato è stata quella della "piazza", l'agora degli antichi greci, un luogo di incontro aperto all'integrazione, dove incontrarsi. Da vero esteta ed amante del bello, diede grande risalto ai colori e agli arredamenti: il bianco
candido dominava e caratterizzava il locale, mentre le vetrate alle pareti permettevano agli ospiti di godere di una vista mozzafiato sulla baia sottostante. Nel locale erano state realizzate due piste da ballo situate su piani differenti e un ascensore, in cui era stata posizionata la cabina del dj, permetteva di governarle entrambe.
Nel giardino esterno era stata costruita una piscina, di giorno frequentatissima.
La Baia non chiudeva mai - dice Tirotti - gli ultimi nottambuli uscivano quando il sole era gia' alto nel cielo e, appena riassestata e ripulita, riapriva nella sua veste diurna, per accogliere nuovi ospiti che la preferivano
alle affollate spiagge sottostanti e si fermavano per colazioni e pranzi. Nei suoi viaggi a New York, Tirotti, aveva colto l'importanza dell'impianto audio, degli effetti scenici e della qualita' delle selezioni musicali. Trovare il sound system adatto non fu un problema, non altrettanto per gli effetti luci. In Italia non esisteva nulla di quanto visto oltreoceano, solo luci colorate e luci stroboscopiche che si azionavano automaticamente. Tirotti commissiono' la realizzazione di questi effetti alla Amplilux che inizio' a specializzarsi in tal senso, inventando strobo piu' potenti e centraline luci
sofisticate riuscendo cosi' a ricreare alla Baia tutte quelle energie di calore che lo avevano entusiasmato a New York. Fece addirittura montare una gru sulla quale installo' particolari effetti luce che a volte azionava personalmente. La Baia era aperta tutti i giorni della settimana in estate e i week end d'inverno, tranne un paio di mesi nei quali rimaneva chiusa per preparare i necessari restyling. Ad ogni stagione la Baia si presentava con una nuova veste scenografica e con nuovi arredi. Il personale fu dotato di un look originale, infatti ognuno indossava una tuta bianca appositamente ideata.

La Baia apriva alle 22 e chiudeva alle 6 della mattina. Prima delle 22, gia' centinaia di persone aspettavano impazientemente
di entrare: la fila specialmente nel weekend era continua e a mezzanotte circa vi era il primo ricambio. Alle 3 circa, un nuovo flusso, prevalentemente addetti ai lavori e proprietari degli altri locali della zona che, chiuse le rispettive attivita' andavano alla Baia per trascorrere il resto della serata.

L'interno dell'edificio ospitava ambienti fastosi ed eleganti, in cemento bianco con foto di Marylin Monroe. Tutto l'interno era illuminato da una batteria di fari posta su un braccio meccanico che poteva muoversi da una pista all'altra.

La consolle del disc-jockey era posta all'interno di un ascensore con le pareti di vetro. Il dj poteva quindi, a piacere, salire al primo piano, dove aveva una vista completa della pista esterna, adiacente alla piscina. Era anche presente un negozio di abbigliamento di nome Happy Fashion. Ancor di piu' dell'arredamento, fu la musica a rendere famoso il locale in tutt'Italia. Tirotti faceva viaggi per affari negli Stati Uniti e frequentava la scena disco newyorchese.

Alla metà degli anni settanta, a New York i club di tendenza avevano soppiantato la "scaletta" tradizionale dei locali da ballo, che prevedeva l'alternanza di cinque pezzi veloci con di cinque pezzi

lenti (abitudine seguita universalmente, anche in Italia). I dj suonavano sempre e solo dance music per tutta la sera, mixando un brano con l'altro. A Tirotti quest'idea piacque e decise di importarla in Italia. In un locale ascoltò le selezioni di Tom Season e Bob Day e li scritturò per il suo locale.

La Baia fu quindi la prima discoteca italiana a suonare musica da ballo "veloce" nonstop.   Inoltre la musica che si sentiva alla Baia non si sentiva negli altri locali. Season e Day, infatti, avevano stipulato un accordo con i rivenditori di dischi di New York, che assicurava loro l'esclusiva in Italia delle novità discografiche. Bob e Tom, compagni anche nella vita, si recavano tutti i mesi a New York per scegliere le novità da suonare nel locale. Lamusica era proposta su giradischi Thorens. La Baia fu anche la prima discoteca in Italia a chiudere alle ore 6 del mattino; queste caratteristiche peculiari resero il locale molto rinomato, e gli diedero fama nazionale.

Dal tetto dell'edificio veniva lanciato un raggio laser, come "stella cometa" per il popolo della notte, che così sapeva dove orientarsi per raggiungere il locale. Anche in questo la Baia fu la prima in Italia

DJ


Bob Day e Tom Sison lavorarono alla Baia dal 1975 al 1977. Erano coadiuvati da altri due italianissimi Luciano Mariselli e Pino Cardinali.

Tom morì nel 1980, Bob mori' nel 1992 all'eta di 40 anni.





Nel 1977/78 subentrano altri due importanti dj's: Daniele Baldelli (Cattolica 1953) (proposto al gestore della Baia proprio da Bob e Tom...i quali gli regalarono per questo singolare passaggio di consegne una copia del disco "Hit & Run- Loleatta Holloway") e Claudio Rispoli in arte dj Mozart (Ancona 1958) (che studiava pianoforte al Conservatorio). 






La Baia faceva conoscere la propria musica anche con le audio cassette registrate dal vivo. Così, anche chi non poteva andarci (a metà degli anni settanta pochi giovani possedevano un'auto propria) poteva ascoltare il suono di Baldelli e Mozart. Le selezioni dei due dj erano uniche e mai sentite prima. Mostrando un'attitudine e una versatilità non comuni, mixavano la disco music di Season e Day con l'elettronica dei Kraftwerk e il jazz-rock di Jean-Luc Ponty, inserendo il funky come il collante di tutto.

Un complesso gettonatissimo dell'era fu quello dei Village People che ebbero con Macho Man (1978), YMCA (1979) e In The Navy (1979) tre dei maggiori successi del genere. Così come gay era Sylvester, la prima star delle discoteche di San Francisco (Dance, 1978; You Make Me Feel, 1979).

Donna Summer, con Love To Love You, e Van McCoy con The Hustle, avevano già inventato tutto nel 1975 (il battito costante, il mix esteso, l'arrangiamento elettronico) ma la "Febbre del sabato sera" (dal titolo del celebre musical di John Travolta, con Stayn' Alive e Night Fever dei Bee Gees) esplose nel 1977, rispolverando il mito anni Cinquanta del teenager ballerino perfetto. La massa degli adolescenti si riversò allora in discoteca, e la disco music cesso di essere una musica solo per neri e gay.

A stabilire il cliché sonoro fu il gruppo di colore dei Chic. Il loro stile spartanamente elegante, consiste in un funk minimalista propulso dalle linee monumentali del basso di Edwards (uno dei più grandi allo strumento) con interventi corali degli archi e canto "fatale" delle due vocaliste (Dance Dance Dance, 1977; Le Freak, 1978, uno dei super-hit del decennio; Good Times, 1979). Altri gruppi precursori furono quello dei Trammps, resi celebri da Disco Inferno (1977), e quello dei (Boogie Oogie Oogie, 1978). Un'altra importante precorritrice dei tempi fu Gloria Gaynor, che nel 1974 pubblicò un disco, Never Can Say Goodbye, la cui prima facciata era formata da tre canzoni (Honey Bee in particolare) appiccicate l'una dopo l'altra e sostenute dallo stesso, ossessivo, battito. Questo formato di produzione sarebbe divenuto lo standard della disco music. Gloria Gaynor avrebbe avuto il suo maggiore hit con I Will Survive (1979). 

Inevitabilmente riprese piede anche il fenomeno dei girl group, ma sulla falsariga dei gruppi vocali a conduzione familiare, con il quartetto delle Sister Slidge, altra invenzione del duo Rodgers/Edwards (We Are Family, 1979), con il trio delle Emotions (Best Of My Love, 1976), tratto d'unione con il soul romantico della Stax, e soprattutto con quello delle Pointer

La disco ha fuso elementi neri (il ritmo) e bianchi (l'elettronica) e ha inventato lo standard musicale degli anni Ottanta. Gli artisti soul o sono decaduti o di sono adeguati, come Michael Jackson, Lionel Richie, ora sofisticato ballader da discoteca. Se Jackson è il "buono", il nero rispettabile che si è integrato e si schiarisce la pelle con la cipria, il "cattivo", l'insidioso satanasso, è invece Prince, il personaggio nero più importante dell'era post-disco, grazie al quale è venuta alla ribalta una generazione di musicisti neri che hanno sempre come sbocco la discoteca ma che impiegano un suono funky più creativo. La controparte femminile di Prince è Sheila E (Escovedo): la libidine animalesca di Erotic City, 1983; The Glamorous Life, 1984, i nove minuti più concitati della storia della disco music...

LA CHIUSURA
Nel 1979 la discoteca si trovò al centro di un fatto di cronaca nera: nel parcheggio del locale venne ritrovato un giovane deceduto in stato di overdose. In seguito all'inchiesta, il locale fu chiuso. La proprietà cercò di riaprirlo col nome di Nepentha, l'angelo della Baia, con lo slogan "L'unica droga è la musica". Questo locale ebbe poco successo, tanto che la nuova avventura terminò dopo circa un anno. Nel 1985 la discoteca riapri in veste completamente rinnovata: col nome di Baia Imperiale. 


IL LOGO

il logo del locale il famoso "angelo della baia" nacque quasi spontaneamente: dice Tirotti - volevo trovare un logo semplice lineare ed armonioso che esprimesse la filosofia del locale ma che fosse, allo stesso tempo riconoscibile da tutti immediatamente.
parlando con il suo grafico di fiducia gli spiego' di pensare ad uno smile, cioe' un cerchietto tondo, un viso con una linea semicurva che rappresentava le labbra sorridenti ed un puntino che simboleggiava un occhio. Lo smile era infatti stilizzato di profilo: il grafico allora quasi per gioco traccio' l'aureola e lo smile si trasformo' nell'angelo della baia.  in pochi istanti era stato creato un simbolo leggendario che, ancora oggi, a distanza di tempo rappresenta un luogo , un'idea un modo di essere. Tirotti fece poi costruire un grande angelo, di notte illuminato che divenne l'insegna del locale visibile da tutta la costa sottostante.


.